L’evoluzione del gioco d’azzardo patologico è stata ben descritta da Custer (1984), come una successione di fasi, in cui un giocatore si può muovere sia sul versante dell’aggravamento del problema che della possibile risoluzione dello stesso. Più precisamente sono state individuate le seguenti tappe:
- fase vincente: caratterizzata dal gioco occasionale e da vincite iniziali che motivano a giocare in modo crescente, spesso grazie alla capacità del gioco di produrre un piacere e di alleviare tensioni e stati emotivi negativi;
- fase perdente: connotata dal gioco solitario, dall’aumento del denaro investito nel gioco, dalla nascita di debiti, dalla crescita del pensiero relativo al gioco e del tempo speso a giocare;
- fase di disperazione: in cui cresce ancora il tempo dedicato al gioco e l’isolamento sociale conseguente, con il degenerare dei problemi lavorativi/scolastici e familiari (divorzi, separazioni) che talvolta ha generato anche gesti disperati di tentativi di suicidio;
- fase critica: in cui nasce il desiderio di aiuto, la speranza di uscire dal problema e il tentativo realistico di risolverlo attraverso il ritorno al lavoro, nonché i tentativi di ricucire debiti e problemi socio-familiari;
- fase di ricostruzione: in cui cominciano a vedersi i miglioramenti nella vita familiare, nella capacità di pianificare nuovi obiettivi e nell’autostima;
- fase di crescita: in cui si sviluppa maggiore introspezione e un nuovo stile di vita lontano dal gioco.
Nel trattamento della dipendenza da gioco d’azzardo, la più utilizzata, proprio perché focalizzata sull’azione compulsiva del gioco, è la terapia comportamentale o cognitivo-comportamentale, associata ad una terapia familiare. Nell’intervento sul giocatore si metterà in atto un processo che tenterà di recuperare l’aspetto ludico del gioco, ovvero il piacere in esso contenuto: non si impedirà al giocatore di giocare, ma si tenterà di ripristinare la libertà nel farlo. L’intervento con i familiari del giocatore patologico è teso a far sì che attraverso la modifica dei comportamenti che questi hanno abitualmente col giocatore, si vada a modificare il comportamento di quest’ultimo.

Trattamenti farmacologici
La farmacoterapia costituisce un approccio relativamente nuovo nel trattamento del gioco d’azzardo patologico, disturbo per il quale, attualmente, esistono di fatto poche terapie realmente efficaci. Al momento, infatti, sono stati pubblicati ancora pochi studi controllati a doppio cieco che abbiano dimostrato l’efficacia di un trattamento farmacologico del gioco d’azzardo patologico. Le sostanze finora utilizzate sono state sia farmaci che agiscono sul sistema serotoninergico come la fluvoxamina e la clomipramina, sia farmaci stabilizzanti dell’umore con azione anti-impulsiva, come il carbonato di litio e la carbamazepina.
